LA STORIA E I PERSONAGGI

San Teodoro: un territorio dalla storia importante

LA PREISTORIA

Una storia antica quella di San Teodoro, anche se irregolare nel corso dei secoli.
Le prime testimonianze di insediamenti nel suo territorio risalgono addirittura alla preistoria: erano infatti neolitiche alcune sepolture ipogeiche rinvenute, oggi andate perdute. Seguì poi la civiltà nuragica, come testimoniano il nuraghe monotorre di Naracheddu e quello in tanca Lu Naracu.
Nel territorio teodorino si registra successivamente la presenza dei Romani, testimoniata da numerosi ritrovamenti archeologici (oggi conservati al Museo del Mare di San Teodoro) e dall’esistenza di un centro abitato (Coclearia) nominato nell’Itinerario Antoniniano del III secolo d.C., e quella dei Bizantini, come suggerisce anche la presenza di una chiesa intitolata a San Teodoro di Amasea (venerato dalla chiesa cristiana d’Oriente). Nel tardo periodo Giudicale (inizi XIV sec.) il territorio teodorino fa parte della curatoria di Posada del Giudicato di Gallura (poi passato sotto il Comune di Pisa). Risale a questo periodo la comparsa del toponimo di Offolle (evolutosi poi in Ovvidè), le cui ultime notizie si fermano al 1348.
Con l’introduzione del feudalesimo, in seguito alla conquista aragonese della Sardegna (1326), il territorio teodorino fa parte di un feudo che comprende anche Posada, Siniscola, Torpè, Lodè e Budoni. Situazione che territorialmente resta immutata anche dopo l’eliminazione del feudalesimo a inizio Ottocento da parte dei Savoia. L’accorpamento a Posada, anche a causa della presenza nella zona di San Teodoro d’Ovvidè di coloni di origine tempiese e delle numerose differenze tra gli abitanti della Gallura e quelli delle Baronie, è visto dai teodorini come limitante.

DAI ROMANI AL FEUDALESIMO

L’ERA MODERNA

Nel 1927 Posada passa sotto la neocostituita provincia di Nuoro, mentre per il distacco di San Teodoro e Budoni dal capoluogo comunale bisogna attendere il 1959. La provincia di appartenenza resta quella di Nuoro sino al 2001, quando viene costituita quella di Olbia-Tempio; nel 2016, con la sua soppressione, San Teodoro passa alla provincia di Sassari. Nel frattempo, negli anni Sessanta del secolo scorso, anche San Teodoro vive lo sviluppo turistico che colpisce il nord-est della Sardegna, sulla scia degli investimenti turistici del principe ismaelita Karim Aga Khan in Costa Smeralda (1962).

CONOSCERE SAN TEODORO

I personaggi storici legati a San Teodoro

GIUSEPPE GARIBALDI

La spiaggia di Brandinchi il 17 ottobre 1867 fu protagonista della storia e il merito fu tutto di Giuseppe Garibaldi, che da qui partì con destinazione Roma.
Ancora una volta Garibaldi aveva deciso che era giunto il momento per liberare la città dal potere del pontefice e della Chiesa. Con tale obiettivo il 23 settembre partì da Firenze, ma il giorno successivo Rattazzi, allora presidente del Consiglio, lo fece arrestare a Sinalunga.

Prima fu portato a Genova e successivamente a Caprera, dove era in quarantena per via del colera. Questo per Garibaldi non era sufficiente per desistere dal suo piano, così, con la complicità di Luigi Gusmaroli, il 14 ottobre fuggì dalla sua prigione e giunse in Sardegna il 16 ottobre con Pietro Susini e Giuseppe Cuneo. Il giorno dopo la partenza dalla spiaggia di Brandinchi per Piombino.

La “Campagna dell’Agro Romano” per la liberazione di Roma non portò però il risultato sperato, nonostante una prima fase propizia, a causa del proclama fatto dal re che disconosceva l’opera di Garibaldi e dei volontari accusandoli di aver violato le frontiere dello stato senza la sua autorizzazione. Garibaldi fu arrestato di nuovo.

ALBERTO FERRERO DELLA MARMORA

Il territorio teodorino è legato anche a un altro personaggio storico: Alberto Ferrero della Marmora.
Dopo una carriera nel mondo militare, prima nell’esercito di Napoleone e poi in quello sabaudo, quando andò in pensione si dedicò alla vita da politico e agli studi sulla Sardegna, già intrapresi in precedenza (già nel 1826 aveva pubblicato a Parigi “Voyage en Sardaigne”). Nel 1860 esce a Torino “Itinéraire de l’île de Sardaigne”, nuovamente pubblicato con il titolo “Itinerario dell’isola di Sardegna” nel 1868. Ed è proprio in questa sorta di manuale dedicato al viaggiatore, in cui inserisce le cose che non si può evitare di conoscere e vedere, che Alberto Ferrero della Marmora cita Coda Cavallo.

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